Archive for the 'GeneraComunicAzioni' category
Elisa Brilli, I racconti del cuscino (shei shonagon). Conversazione con Giorgio Verniani, 2006 [7′18″]
Il video raccoglie alcuni interventi del fotografo Giorgio Verniani su una sua opera del 1997, I Racconti del Cuscino. Il ciclo fotografico, realizzato in diaposiva, fu in origine ispirato alle suggestioni che l’autore ebbe dall’Impero dei segni di Roland Barthes. In seguito, la lettura dei Racconti del cuscino della dama giapponese Shei Shonagon ha rivelato l’identità della figura femminile su cui l’artista stava lavorando. Le immagini presenti nel video, tratte da I racconti del Cuscino di Verniani sono solo una piccola parte di questo incredibile viaggio artigianale di grafica su diapositiva. Un percorso artistico di rara intensità attraverso la purezza e materia del colore.
website: http://www.giorgioverniani.it

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Patricia Garcìa Vélez, Favola Contemporanea…, 2006 (video-installazione) [5′39″]
Favolose metafore psicoanalitiche dei nostri tormenti, le favole ci permettono di vedere i chiaroscuri della nostra anima. Gli animali gettano le loro maschere lasciandoci vedere quello che sono la cattiveria e l’infelicità umana.
Le favole perdono così la drammaticità che da bambini ci teneva svegli e acquisiscono una realtà meno effimera e più crudele…Rispecchiano le malattie della nostra anima, le cantine buie dove si dibatte lo spirito dalle quali non è possibile uscire se non c’è qualcuno che lascia le briciole di pane per indicare il cammino.

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January 10, 2007 11:36 pm
Pierfrancesco Bigazzi, Mi capisci?, 2006
La vicenda si svolge in un pronto soccorso di un grande ospedale. Una donna tossisce, è sdraiata su un lettino e il medico di turno le fa delle domande. Il medico parla, ma appare chiaro che non riesce a farsi capire bene. Sembra che la donna abbia fatto un incidente, ha un ginocchio gonfio, ma ha anche dei forti dolori al petto che vengono però sottovalutati.
Passa il tempo. Il pronto soccorso vive la sua solita intensità di eventi. Ritorna il medico, la visita e le dice che non è grave, che le faranno presto una lastra al ginocchio. Le suggerisce di stare tranquilla. Ma non ha molta voglia di farsi capire.
I dolori continuano. Il tempo continua a passare. Ritorna il medico. Fa capire – con arroganza - che deve avere pazienza. E’ chiaro però che si è perso del tempo prezioso. Si sottovaluta la gravità dello stato di salute della donna: ha il dolore al ginocchio, ma le fanno male ancora il petto e i polmoni. Il medico non riesce a capirla e a farsi capire.
L’agonia della donna cresce sempre più nella frenesia del pronto soccorso e dell’inesorabile passare del tempo.
Il dolore diventa drammatico e la donna muore. Si vede finalmente il suo volto: è un’immigrata, un’africana.

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Chiara Renzi, Che cos’è la felicità, 2006, [5′41″]
Un’unica domanda. Diretta. E trasversale. Ai generi, alle culture e alle generazioni.
Che cos’è la felicità per un ventenne? Per un trentenne? E per un sessantenne?
E ancora. Cos’è la felicità per un immigrato. E i maschi e le femmine hanno la stessa concezioni di felicità?
Che cos’è la felicità oggi.
Le persone intervistate formano un piccolo mosaico di riflessioni personali e emozionali.
Un video/riflessione su una parola complessa. Di significati, di rimandi e di immagini.
«Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità (…). Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità.»
Epicuro.

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Casa Masaccio/Contemporanea
9 Dicembre 2006 – 14 Gennaio 2007
Generacomunicazioni.tv
In mostra i video dei partecipanti al Cantiere GeneraComunicAzioni (Casa Masaccio Contemporanea, 16 Ottobre/22 Novembre 2006) che hanno partecipato alla realizzazione del portale www.generacomunicazioni.tv, da un’idea di Michele Loffredo e Fausto Forte.
Inoltre sono in esposizione le opere di Massimo Bartolini, Lapo Binazzi, Valentina Besegher, Alessandro Massobrio, Alberto Grifi, Marcello Maloberti, Vedovamazzei, Dimitris Kozaris, Mario Airò, Enrico Serotti, Janet Mullarney, Fariba Ferdosi, Lara Favaretto, Antonio Rovaldi, Diego Perrone, Gianni Pettena, Robert Pettena, i tre giovani artisti Yuri Ancarani, Alessandra Cassinelli e Gabriele Pesci, selezionati per l’occasione da c/o Careof & via Farini/Centro per le Arti Visive di Milano e un’ opera di Bill Viola dal Centro per l’Arte Contemporanea L. Pecci.
In occasione dell’inaugurazione del 9 Dicembre, lungo Corso Italia a San Giovanni Valdarno si sono svolte le performances live Set di Leonardo Cigolini (from Sens-o-matic), Live set di Dj_Pizzo+Visual_Blanche e la performance nomade L’impermeabito-abile di Manuela Mancioppi.
Orari della mostra: festivi 10-12 e 16-19; feriali 16-19; chiuso il lunedì.

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casa masaccio/centro per l’arte contemporanea
Corso Italia, 83 - 52027 San Giovanni Valdarno (AR)
website: www.casamasaccio.it
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October 30, 2006 11:33 pm
Tommaso Orbi, Tommaso Massimo, Nicola Secciani, Federico Bartoli, Tre coltelli, 2006 [10’24’’]
Il 3 novembre a Montevarchi viene ucciso Amel, un ragazzo albanese di 21 anni.
Pochi giorni dopo la cittadinanza si riversa per le vie del centro cittadino per una manifestazione contro la violenza. All’alba un uomo percorre invece da solo le stesse vie deserte.
Tra documentarismo e narrazione, si scopre che spesso, anche di fronte alla morte, il pregiudizio razziale resta tristemente radicato, e la risposta delle istituzioni e della società civile locale insufficiente e retorica, cieca di fronte al lato umano della vicenda.

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Lucia Baldini, Carla Fracci immagini - 1996/2005 [6′ 38]
Un libro, una mostra e un video, un castello di destini e di sguardi incrociati che raccontano dieci anni di due vite, di due modi di narrare. Vi confluiscono molte storie: di artisti, di spettatori, di teatri. Ma soprattutto e la storia di una ballerina, Carla Fracci, tra le piu grandi del Novecento, seguita nelle tappe dell’ultimo decennio da una fotografa artista, Lucia Baldini, che è a sua volta un caso raro. Perche sono pochi i fotografi che riescono a tradurre in immagini la danza senza pietrificarla, e cogliendone invece il mistero, qualcosa che germina dalla medesima necessità espressiva che determina la rappresentazione.
E tuttavia tutto questo non sarebbe possibile senza una intesa straordinaria tra chi guarda e chi e guardato.
Alla meta degli anni Novanta, che è più o meno il tempo in cui questo progetto ha cominciato a farsi, l’avventura che qui si racconta era tutt’altro che prevedibile. Carla Fracci, già da lungo tempo ai massimi livelli internazionali, così come hanno fatto in passato altre grandi ballerine, avrebbe potuto scegliere uno o due ruoli dei suoi più significativi e continuare a danzare solo in quelli, fin tanto che fosse stata per il pubblico un emblema riconoscibile. Ma la grande ballerina classica, l’interprete che per tanti si identifica con la Giulietta e la Giselle della loro vita, non ha voluto trasformarsi nell’icona di se stessa e si e posta un traguardo diverso. Che poi, a ben vedere, non è tanto un traguardo, quanto piuttosto un modo d’essere, la fedeltà a uno stile, l’obbedienza alla regola di mettersi ogni giorno in discussione alla sbarra e sulle tavole del palcoscenico. Ma e anche questa una circostanza che rende esaltante l’esperienza di Carla Fracci, che nella sua mai appagata ansia di ricerca ha sempre attinto in profondità, come ancora farà in futuro, all’inesauribile fonte dell’ essere donna.
E’ bello scoprire, con Lucia Baldini, come la fotografia, oggi così propensa a pubblicizzare i fasti dell’apparenza più che a rappresentare l’essere, in realtà non abbia perso la capacità di cogliere immagini della vita interiore. Forse all’origine di tutto c’è lo stesso atteggiamento amoroso che ha accompagnato Carla Fracci nella sua lunga carriera.

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